Lo Spazio del Progetto

LO SPAZIO DEL PROGETTO:

La cultura del progetto sta mutando anche (e soprattutto) dal momento in cui sono stati introdotti il computer con i relativi software nella progettazione. Se seguendo McLuhan, un medium condiziona il messaggio che tramite questo viene trasmesso, possiamo desumerne che anche con uno strumento condizioniamo il contenuto che stiamo elaborando. Per quanto non direttamente evidente, il disegno a mano su tavolo è, a mio parere, un mezzo completamente differente, e porta a risultati completamente diversi, dal disegno a monitor tramite PC*. Lo stesso software selezionato diventa una discriminante sul risultato finale. (Il Guggenheim museum di Frank O. Gehry senza l’utilizzo del software Catia sarebbe stato, a mio parere, come minimo più arduo da realizzare). Fino ad una quindicina di anni fa il progetto era eseguito prima distribuendo liberamente le idee creando schemi, schizzi, modelli e poi lentamente passando sul tavolo da disegno a scala appropriata tramite matita prima e ripasso a china su lucido poi. La lentezza del processo ci donava(!) il tempo ri-pensare il progetto strada facendo. La dimensione del tavolo dava la possibilità di avere sempre sotto controllo l’intero disegno sul quale si stava lavorando,  inoltre elaborarlo manualmente era un atto conoscitivo molto importante per la mente.

L’introduzione del PC, l’utilizzo del monitor e del relativo software con interfaccia grafica si sono presentati come una metafora del tavolo da disegno, e oggi, con i continui aggiornamenti, pretenderebbero di essere quella dell’intero studio di architettura.

Vi sono tuttavia due fattori che ritengo rendano estranei i due metodi l’uno all’altro.

Il monitor costringe il disegno in uno spazio di dimensioni ridotte (circa un foglio A4 o A3), possiamo concentrarci su un particolare del disegno, ma la restante parte di esso “scompare” in uno spazio virtuale che può essere presente solo nel ricordo, un’astrazione del disegno completo che il disegnatore o il progettista devono tenere a mente, ovvero non è immediatamente disponibile all’occhio.

Il software struttura il disegno in Layer, pratica mutuata dalla comune prassi di sovrapporre vari fogli di lucido sul disegno originale in modo da poter ottenere elaborati che potessero essere arricchiti di informazione a piacimento. La struttura gerarchica della divisione in layer nel disegno elettronico è pressoché infinita e sebbene molto comoda aggiunge un onere in più alla mente del disegnatore o del progettista, il ricordarsi cosa rappresenti il complesso mondo di fogli astratti con cui abbiamo arricchito il nostro disegno. Ancora  una volta, anche questi dati, non sono immediatamente disponibili alla vista.

L’idea che sto maturando è che la mente di chi progetta possa essere “distratta” da questi due fattori oltre che da un terzo fattore intrinseco all’architettura del monitor, il refresh con cui questo rigenera di continuo l’immagine. Quest’ultimo, sebbene impercettibile, potrebbe in realtà avere lo stesso effeto che Derrick de Kerckhove descrive per la televisione, ovvero un effetto stimolante per il sistema nervoso. (resta da approfondire se i nuovi monitor LCD possano avere lo stesso effeto che potevano avere quelli a tubo catodico).

Quello che allora mi chiedo è se queste “distrazioni” possano influire sul progetto e in che modo.

Una certezza è che il mezzo informatico è più veloce (e più comodo) e questo spesso promuove la fretta che caratterizza il sistema sociale attuale.

Si unisce dunque alle possibili “distrazioni” appena viste un ennesimo, e forse decisivo, elemento di disturbo la cui presenza potrebbe essere innescata dagli elementi visti in precedenza e che potrebbe risultare determinante per la riuscita del progetto. L’assenza di “lentezza”.

Continua….

 

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2 Responses to Lo Spazio del Progetto

  1. pompiere140773 says:

    Io uso indifferentemente sia uno che l’altro… sia schizzi a matita sia il pc. E’ strano accorgersi di come le persone ti guardino a bocca aperta quando schizzi qualche idea.. Ci sono tanti progettisti che non sanno fissare un’ idea su carta in modo “artistico”..

  2. Ringrazio l’Architetto Antonio Ciniglio per avermi fatto notare che la chiave potrebbe essere non tanto nel progetto ma quanto nella “lentezza” che ne dovrebbe costituire “una necessità creativa”. E’ un concetto che condivido pienamente ma che non avevo mai focalizzato.
    Per quanto riguarda il “PC” non vorrei aver dato l’idea che il Computer sia uno strumento da evitare, anzi, lo considero un ottimo strumento e lo utilizzo intensamente da parecchi anni, la questione è proprio questa, utilizzarlo senza divenirne schiavi, altrimenti sarà lui a dettare le regole ai nostri risultati. In questi anni, di fronte a casi concreti, mi sono spesso chiesto quali di queste tre cause: un progettista poco atttento, un software che condiziona il processo progettuale o la fretta (la non lentezza!) imposta dal sistema; potesse essere più o meno responsabile di un abbassamento della qualità del risultato del progetto.

    Se qualcuno volesse aggiungere qualcosa come sempre è il benvenuto!

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